Cellatica per le missioni: attività di sostegno e volontariato - Cellatica, Brescia
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Le esperienze dei volontari in missione
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L’UOMO PROPONE E DIO DISPONE Come ogni anno il gruppo di “Cellatica per le Missioni” è arrivato in gennaio al “Villaggio della Speranza”, pieno di entusiasmo e voglia di fare. 10 baldi volontari di diversa età e preparazione sono arrivati il 17 gennaio a Dar es Salaam con il volo della compagnia svizzera. I bambini sapevano del loro arrivo ed aspettavano con ansia i loro amici di lunga data: Beppe il “bombarolo” (tubista) dalle tasche sempre piene di caramelle e Marino “l’aggiusta luci” e cosi via. Ognuno dei vecchi partecipanti a questi campi è riconosciuto dai bambini più grandi a secondo delle loro caratteristiche. E’ molto bello il rapporto che si è instaurato tra loro e i bambini, oltre naturalmente al loro concreto contributo nella realizzazione di alcune parti del Progetto. Quest’ anno i nostri cari volontari si erano prefissi di poter realizzare la zona Raggi e si erano preparati, mandando prima un contenitore con la diversa attrezzatura per tale installazione ed anche il materiale del nuovo impianto per la distribuzione dell’acqua nella zona della scuola. Tutto sembrava procedere bene, anche la data dell’arrivo del contenitore, ma ……. È proprio vero che l’uomo propone e Dio dispone. Purtroppo, nonostante gli sforzi fatti da Don Vincenzo per poter preparare tutti gli incartamenti necessari per lo sdoganamento, ci si è trovati a dover fronteggiare i tentacoli dell’attuale burocrazia di sdoganamento della Tanzania. All’inizio di ogni settimana ci promettevano che per la fine della settimana sarebbe uscito il contenitore ed invece cocenti delusioni si sono accavallate fino alla loro partenza il 18 Febbraio. L’atteso e agognato contenitore ha fatto capolino al Villaggio solo il 24 Febbraio, quando i nostri amici erano ormai nelle fredde nebbie del Bresciano da oltre una settimana. Ma , come ho messo nel titolo, l’uomo propone e Dio dispone, e cioè non tutto il male viene per nuocere. Pensate forse che i nostri volontari siano stati per tutto il mese con le mani in mano? No di certo. C’erano tantissime altre cose da completare e che erano urgenti onde far partire al più presto altri servizi. La nuova zona della maternità necessitava di essere completata nella parte elettrica ed ecco Marino e compagni infilare e sfilare fili nell’impianto elettrico; per la distribuzione dell’ossigeno e dell’aria ecco Beppe, Aldo e compagni industriarsi a portare aria e ossigeno tra una doccia di sudore e l’altra. Quest’ anno ha fatto veramente molto caldo; le piogge ancora non arrivavano dallo scorso Aprile e quindi il caldo era particolarmente forte e tutto attorno il segno della siccità toglieva il respiro. Nella zona della nuova scuola elementare c'era tutto l’impianto elettrico da mettere in opera sia nell’amministrazione sia nelle case dove risiederanno i maestri; ed ecco i nostri baldi “giovani” preparare i diversi impianti e per creare un po’ di privacy ecco Alessandro e company impegnati nella preparazione dei cancelli. In poche parole il lavoro era talmente tanto che, anche se fosse arrivato il container in tempo, non penso che avremmo potuto mettere in opera la zona raggi. Senz’altro queste opere fatte erano più urgenti della zona raggi, non perché non ci serva fare i raggi anzi, ma perché la parte della maternità ci sta molto a cuore e la vorremmo vedere partire per evitare la trasmissione del virus dalla mamma al nuovo nascituro. Vediamo con l’occhio della provvidenza tutto quello che accade. I giorni di lavoro sono stati tanti ; non si è perso assolutamente tempo e tante cose urgenti sono state fatte. Questo è l’importante; e poi il fatto di non aver completato la sala raggi è un motivo in più per programmare al più presto possibile un altro viaggio prima che passi un altro anno ancora Mi sa che Don Vincenzo ha fatto ritardare a proposito l’arrivo del contenitore per assicurarsi un altro viaggio dei nostri amici di Cellatica nel più breve tempo possibile. Gatta ci cova, si soleva dire una volta…; sarà così? La zona raggi attende, l'attrezzatura è arrivata; quand’è che venite a montarla?
Sr. Rosaria
[ritorna]
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Quando quella domenica mattina, mentre ancora tutti dormivano, io e Beppe ci alzammo per fare una visita panoramica al Villaggio, fu un’intensa emozione, tutto ciò che fino a quel momento avevo visto in fotografia, in video, adesso era lì, da toccare con mano e vedere dal vivo. All’improvviso si sente una vocina e ci si presenta davanti un bambino che dalla sua casa vede Beppe, che ormai conosce da 4 anni, gli vola al collo, lo bacia, lo saluta nella sua lingua!!! Devo dire che mi sono commossa e nello stesso tempo ero felice e ho capito quanto questi bambini hanno bisogno di affetto e amore. Dopo questo primo impatto così emozionante mi sono trovata in cucina a preparare da mangiare per circa 25 persone, dei quali 16 volontari che in quei giorni erano al Villaggio con noi. All’inizio è stato abbastanza difficile, soprattutto per la lingua, in cucina con me c’era una suora locale che non parlava italiano, ma solo un pò d’inglese. Così, da quel giorno, per riuscire a comunicare ho iniziato a parlare in inglese. I giorni passavano velocemente, e quasi giornalmente, nella mattinata o nel pomeriggio, mi ritagliavo un’oretta per andare all’asilo a trovare i bambini. Mi riempivo le tasche di caramelle, prendevo la videocamera e via .......all’asilo!Era il momento più bello della giornata!! Loro mi aspettavano e quando mi sentivano arrivare, un bellissimo coro di vocine mi accoglieva dicendomi “KARIBU” che significa “BENVENUTA” ed ogni volta mi commuovevo, specialmente quando entravo dai più piccoli, i quali non aspettavano altro che le caramelle. La sera, a volte dopo cena, si andava nelle famiglie a trovare quelli più grandicelli che non vedevamo in giornata perché erano a scuola, fuori dal Villaggio. E così passarono le settimane ed io mi trovavo sempre meglio perché ormai mi ero ambientata sia al clima che alle persone. Purtroppo arrivò il giorno della partenza: è stato un momento triste, sembrava quasi che qualche cosa mi impedisse di partire! Ho salutato il Villaggio con le lacrime agli occhi e ho pianto per parecchi chilometri, non so se per felicità o distacco fraterno, certo però che in quei chilometri ho pensato a tante cose e alla fine ho ringraziato il Signore per la bellissima esperienza che porterò sempre nel mio cuore. Non sarà facile dimenticare i sorrisi di tutti quei bambini che in ogni occasione mi circondavano alla ricerca di un gesto di affetto, di una coccola, di una caramella o semplicemente di una carezza.
Mavi,
Cellatica [ritorna]
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La mia avventura in Tanzania è iniziata quasi per gioco; una telefonata in cui mi si chiedeva se avevo voglia di partire per questo paese lontano, la mia risposta è stata subito affermativa senza capire dove, con chi e fare che cosa! Mentre il tempo passava e la proposta si faceva più concreta iniziavano ad arrivare anche i primi dubbi e le prime perplessità. Mi si chiedeva semplicemente di fare il mio lavoro in questo villaggio africano, niente di più niente di meno di quello che facevo tutti i giorni nell’ospedale dove svolgo la mia professione! L’unica differenza è che ero a migliaia di chilometri da casa. La piccola radiologia che avevo a disposizione sicuramente non era uguale a quella dove lavoravo ogni giorno e sopratutto ciò che mi spaventava erano i miei futuri piccoli pazienti di cui sicuramente all’inizio non avrei ricordato il nome né tanto meno il viso. Fra tutti i miei timori e le mie perplessità, in una nebbiosa mattina di gennaio, la mia avventura iniziava e che avventura.......... Quindici giorni passati in un ambiente naturale favoloso ma sopratutto l’incontro quotidiano con i bambini, suore, persone del posto e altri volontari hanno fatto sì che questo periodo fosse bellissimo e vissuto intensamente nelle relazioni umane. Vivere in un ambiente che neanche lontanamente somiglia al mio, incontrare ogni giorno persone che sono differenti da me sotto tantissimi aspetti è stato. Sicuramente motivo di profonda riflessione, anche su aspetti apparentemente banali o insignificanti della vita. Penso che un pò tutto il mio vivere ne sia uscito ridimensionato e di molto, il pregio di queste esperienze è quello di farti tornare all’essenziale delle cose, di rimettere un poco di ordine nelle priorità che ci si pone nella vita. Ho portato a casa ricordi di sorrisi splendidi ma anche di volti tristi segnati dal dolore e dalla malattia, ma che insegnano un modo di affrontare la vita sapendo cogliere quello che ogni giorno ti offre di nuovo e ringraziare per questo, ma soprattutto a non dare nulla per scontato!!
Chiara
Bergamo [ritorna]
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Mal d’Africa ? Che cosa è ? Molti turisti ne parlano come di una nostalgia per le terre ancora selvagge, bestie feroci, spiagge e mari incontaminati, spazi immensi. Nel gennaio 2002 ho avuto la fortuna di partecipare per la prima volta (non da turista) a un campo di lavoro per la costruzione della prima casa del “Villaggio della Speranza”: una struttura destinata ad occuparsi dei più sfortunati e cioè di bambini orfani di entrambi i genitori e ammalati di AIDS e ho cominciato a vedere un’Africa diversa, piena di dolore e di sorrisi, non sapevo che nonostante la fatica e la nostalgia di casa quell’esperienza mi avrebbe preso il cuore, forse si evita proprio per questo. Lasciare chi aveva bisogno di me è stato difficilissimo, la tutti sono utili, ma l’avventura era finita e la mia famiglia mi aspettava a casa. Solo dopo quella esperienza devo dire di avere provato il mal d’Africa: il Villaggio era spesso nei miei pensieri, mi chiedevo come procedessero i lavori e se ci fosse ancora bisogno di me. Il progetto era sempre in espansione e con colleghi ed amici per un paio d’anni ci siamo dati da fare : cene per raccogliere fondi, raccolte di materiali di vario tipo: medicinali, materiali di costruzione, macchinari ospedalieri, qualsiasi cosa potesse essere utile al Villaggio. 9 gennaio 2005 sono partito ancora verso l’Africa, questa volta pienamente consapevole di ciò che andavo a fare e per questo ancora più entusiasta. Al mio arrivo è stata una grande emozione vedere quanto il Villaggio fosse cresciuto dopo la mia partenza nel 2002, ora c’erano 6 case bi-famigliari che ospitano i bambini, la scuola, la casa delle suore, il laboratorio analisi, il dispensario, la fattoria, in fase di realizzazione lavanderia e cucina centralizzate e il padiglione della maternità sicura. Quest’anno abbiamo finito i lavori per cucina e lavanderia ed abbiamo lavorato per ultimare la maternità, spostato ed ampliato la centrale idrica aggiungendo impianti di depurazione per salvaguardare gli impianti stessi e gli utenti ed infine abbiamo installato una piccola radiologia in una costruzione provvisoria. Il Villaggio della Speranza oggi ospita 110 bambini orfani e malati di AIDS; Suor Rosaria e Padre Vincenzo dirigono con rigore e dedizione il lavoro e la vita del Villaggio. Il prossimo obbiettivo, gia in fase di realizzazione, è la scuola primaria e secondaria aperta anche ai bambini dei villaggi vicini, perché l’obbiettivo non è solo curare, ma soprattutto offrire possibilità di crescita, anche con la conoscenza, per potersi creare un futuro migliore. Queste esperienze mi hanno arricchito, quando un bambino per il quale la vita è dura ti guarda con i suoi occhioni grandi e mostra tutto il suo affetto, il cuore si riempie e la fatica sparisce. Sono di nuovo a casa, ma il mio contributo, così come quello dell’Associazione “Cellatica per le Missioni”, prosegue con la raccolta di fondi e materiali per portare a compimento il progetto del “Villaggio della Speranza”. Oggi posso dire di essere affetto da mal d’Africa.
Gigi
Brione [ritorna]
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Carissimi amici E’ con grande gioia che abbiamo avuto qui fra noi alcuni vostri associati provenienti da Cellatica e dintorni, fra cui Marino Marelli, Beppe Finazzi e moglie, Aldo Frassine, Gigi Gatti , Tedoldi Simona e tanti altri. La loro presenza, dedizione e capacità ci hanno aiutato a far crescere ulteriormente la qualità del servizio dato dal Villaggio della Speranza a tanti malati di AIDS oltre che ai nostri bambini. Il vostro costante sostegno verso questa opera è ammirevole; e ci sta aiutando a portare, passo passo, il Villaggio verso il suo completamento. Tre sono state le opere maggiori per cui vi siete preparati quest' anno e che i vostri amici hanno portato a termine: la potabilizzazione dell’acqua, il completamento dell’impiantistica delle zone cucina e lavanderia centralizzate e l’installazione di macchinari per una radiologia. Uno dei tanti problemi che abbiamo dovuto affrontare in questi anni è stata la durezza dell’acqua. La zona che ci è stata assegnata per la costruzione del Villaggio era un’area assolutamente fuori dal centro abitato, non godeva e non gode tuttora del servizio di acqua potabile ed in quel momento di elettricità. Siamo stati costretti a scavare pozzi all’interno del terreno affidatoci, onde avere questo servizio assolutamente indispensabile. La gioia di aver trovato l’acqua ci aveva tanto entusiasmato da farci sottovalutare la qualità di essa. Ma pian piano ci siamo accorti che tale acqua, oltre a creare problemi agli scaldabagni e alle lavatrici, poteva diventare un problema anche per la salute dei nostri bambini. Ecco che allora il sistema da voi donato, per abbattere i sali nell’acqua, era diventato una priorità e l’opera da voi realizzata, attraverso il campo di lavoro dei vostri amici, ci aiuterà ad avere un’acqua migliore, sia per i servizi sia per la sua potabilità in genere. L’altro problema era la necessità di avere all’interno del Villaggio un servizio di radiologia. Quasi tutti i nostri bambini, ammalati di AIDS, soffrono di Tubercolosi e si devono recare regolarmente a fare radiografie nell’ospedale locale, dove la qualità è veramente bassa (non so come i dottori locali ci possano capire qualche cosa) e per di più, dove la maggior parte delle volte dopo aver fatto lunghissime ore di coda ci si sente dire che la macchina è rotta, oppure sono finiti i reagenti, o cose di questo tipo. L’installazione di questo servizio, oltre a dare una migliore qualità alle nostre lastre, ci aiuterà a servire meglio e prima i nostri bambini e a dare un servizio anche a tutti coloro che ne avranno bisogno, primi fra tutti, gli ammalati di AIDS che per la terapia si servono del nostro centro. In fine i servizi di cucina e lavanderia centralizzati che erano gia stati realizzati, necessitavano di essere completati nella parte dell’impiantistica idraulica ed elettrica, ed ecco che anche qui l’impegno e la competenza di Marino, Beppe e compagni ci sono venuti incontro. Ora siamo pronti anche per usare questi servizi. Queste sono state le cose più importanti, ma se ci mettessimo ad elencare tutti i servizi di manutenzione compiuti non finiremmo più. Basti a far capire quale è stato il lavoro svolto che si è dovuto spostare la partenza di alcuni giorni. Il contributo dei volontari è veramente il cuore del Villaggio della Speranza, sono ormai tantissimi provenienti da ogni parte d’Italia e tutti contribuiscono a modo loro a farlo crescere velocemente, ad animarlo, a farlo diventare un sogno che ogni giorno di più diventa realtà. Un grazie sincero perciò a tutti voi che rendete questi campi possibili dando il vostro contributo ed il vostro sostegno economico perché si realizzino, e CONGRATULAZIONI oltre che GRAZIE a chi viene di persona lasciando ferie, cari ed altri impegni necessari per la propria famiglia. Il Signore ve ne renda merito. Con gratitudine vi salutiamo
Don Vincenzo e Suor Rosaria
[ritorna]
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